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27 DICEMBRE

Il cason di Piavon

Monumento alla memoria contadina

Sembra che la parola casone derivi dal latino casa, ovvero capanna, abitazione di campagna. Il cason è da intendersi come una vera e propria capanna a due spioventi, un rifugio costruito dall’uomo per difendersi dagli animali e per proteggersi dalle intemperie e come tale riprende la struttura primordiale di alcuni tipi di abitazione che ritroviamo in laguna già dal primo secolo quali le palafitte. Il cason poi, come cason rurale, ebbe particolare diffusione nel XV secolo. In tale periodo, infatti, alcuni patrizi Veneziani acquistarono molte proprietà terriere. Per garantirsi la manodopera concedevano ai braccianti agricoli un pezzo di terra per costruirsi l’abitazione, fatta di materiale povero trovato in loco: argilla per i mattoni, canne o erbe palustri per il tetto e legname per i serramenti e per la costruzione della struttura portante. Nel cason tutto era minuto e a tale legge sottostavano anche i balconi. D’estate, date le limitate dimensioni (cm. 40×60 circa), non permettevano ai raggi solari di entrare troppo abbondanti e così il casone si manteneva fresco. D’inverno poi, impedivano la dispersione del calore interno, per cui la temperatura rimaneva sempre, in ogni stanza quanto meno mite. In genere il cason ha la parte basale in muratura adibita alla cucina, alle camere e al ricovero del bestiame, mentre nell’ampio sottotetto costruito con travi in legno coperto con strame e canne palustri, venivano immagazzinati i prodotti della terra. Nella parte superiore si rese necessaria una sovrastruttura applicata al tetto, ovvero l’abbaino lungo tutta la parete laterale rivolta a sud, per rendere più facile l’accesso e far filtrare la luce. Il pavimento era di terra battuta.

Secondo le scarse testimonianze il cason di Piavon è vecchio di 300 anni. Chi lo costruì e chi iniziò ad abitarvi non è possibile saperlo. Divenne di proprietà del barone Friedrich Rechsteiner nel 1881 quando acquistò dai conti Revedin di Venezia la Villa (già villa Bonamico dal 1768) con annessa azienda agricola di 280 ettari. La sua storia la conosciamo da quando iniziò a soggiornarvi nel 1934 la famiglia di Giovanni Bertola con la moglie Maria e i suoi tre figli.

 

Dal 1937 al 1939 il cason rimase disabitato. Nel 1940 vi abitò il signor Angelo Pasqualinotto detto Tati con la moglie Giustina Furlan e la figlia Adriana. Il marito lavorava come bracciante agricolo presso l’azienda agraria della baronessa Lilli Rechsteiner. Nel 1962 andò ad abitarci il signor Giuseppe Pasqualinotto, fratello maggiore di Luigi, con la moglie Vittoria Lorenzon. Nel 1966 egli muore e così l’anno seguente la vita abitativa del cason si conclude definitivamente. Il 26 marzo 1982 mediante una permuta con il barone Rechsteiner il Comune di Oderzo diventa proprietario.

Attività del giorno

Davanti al Cason di Piavon si può vedere un “morer”, piantato circa 150 anni fa. Di che pianta si tratta:

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